Per arrivare a cent’anni ci vuole carattere. Il segreto del Cilento, terra di anziani cocciuti

Non solo genetica: un nuovo studio sui grandi anziani di Acciaroli e dintorni si è concentrato sui tratti psicologici. Che sono lavoro, amore per la terra e la famiglia, capacità di guardare con ottimismo anche alle avversità. Ma anche testardaggine e voglia di avere sempre ragione

di ELENA DUSI (da repubblica 13-12-17)

Dei centenari è stato studiato tutto. Dna, telomeri, neuroni, perfusione sanguigna, muscoli, stretta di mano e modo di camminare. Ma nessuno o quasi aveva cercato il segreto dell’invecchiamento nel carattere. Andando a intervistare i loro anziani, i ricercatori della Sapienza di Roma e dell’università della California a San Diego hanno scoperto invece che sono “positivi, attaccati al lavoro, alla terra e alla famiglia”. Ma anche “testardi e convinti di poter controllare tutto e tutti”. I loro risultati sono stati pubblicati sulla rivista International Psychogeriatrics.

Al posto della provetta, la psicologa della Asl 4 Chiavarese Anna Scelzo è andata a visitare i suoi anziani del Cilento portando con sé penna, taccuino e parlando il loro stesso dialetto. Ha passato circa un’ora con ciascuno dei 29 ultranovantenni del programma Ciao (Cilento Initiative on Aging Outcomes). Con l’auto ha raggiunto nove paesi della regione 150 chilometri a sud di Napoli, nota per aver dato i natali alla dieta mediterranea e per avere una delle aspettative di vita più alte del mondo: 92 anni per le donne (8 in più rispetto alla media italiana) e 85 per gli uomini (6 oltre la media).

Molte delle frasi che ha ascoltato raccontano un’Italia laboriosa, solidale e positiva: “Il lavoro è sempre stato la mia vita”, “Eravamo cinque fratelli, molto affezionati l’uno all’altro”. “La mia famiglia è sempre stata molto unita”. “Vorrebbero che non andassi più al campo. Ma il campo è la mia vita”. “Ho sempre fatto tutti i lavori, da quando avevo 13 anni. Portavo la legna sulla testa, raccoglievo le olive, lavoravo la terra”. “Tutti in famiglia coltivavamo la terra. Ancora oggi uso lenticchie, grano e olio prodotto da noi” sono alcuni esempi, affiancati da storie di perdite, lutti e difficoltà superate grazie anche all’aiuto della fede e della capacità di non perdersi d’animo. “Il lavoro mi ha letteralmente salvato la vita”, racconta uno degli anziani. “Un giorno un ufficiale entrò nella camerata e chiese: chi sa riparare le scarpe? Io, risposi. Da allora restai sempre chiuso in caserma a riparare scarpe. Sarei morto in battaglia, se non fosse stato per il mio lavoro”.

Poi a parlare hanno iniziato figli e altri familiari fra 51 e 75 anni, che rispetto ai grandi anziani, nel computo dei ricercatori, hanno ottenuto punteggi più alti per quanto riguarda la salute fisica, ma più bassi in fatto di salute mentale. I giudizi sono sempre positivi, ma fanno anche trasparire la sfida di convivere con genitori o suoceri dalla personalità particolarmente forte: “E’ una sorta di bersagliere” sono le descrizioni che forniscono. “Forte, positiva, ottimista”, ma anche “cocciuta e difficile da convincere. Vuole sempre che le cose siano fatte a modo suo”.  Per Anna Scelzo, il “caratteraccio” descritto dai parenti più giovani è “un tratto psicologico positivo, perché indica attaccamento alle proprie convinzioni e scarsa preoccupazione per quel che pensano gli altri”. L’amore per la terra, prosegue la psicologa, “è un tema comune a molti di questi anziani. Dà senso alla loro esistenza. Molti di loro sembrano convinti: questa è la mia vita e non voglio lasciarla andare”.

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