Da “REPUBBLICA” del 06-2-18

di IRMA D’ARIA

UNA GIORNATA ‘No’ capita a tutti, genitori inclusi. E reprimere l’ondata di emozioni negative che ci travolge pensando così di proteggere i figli è un sacrificio del tutto inutile. Anzi, addirittura dannoso. Lo rivela una ricerca della Washington State University e delle Università della California a Berkley e a San Francisco che è stata pubblicata di recente sulla rivista scientifica Emotion. Che in sostanza ci dice che non è un bene seppellire contrasti, litigi, tristezza o stress sotto una facciata di apparente tranquillità.

Allo studio hanno partecipato 109 famiglie con figli tra i 7 e gli 11 anni. Sia gli adulti che i bambini sono stati collegati a sensori per misurare vari indicatori, come il battito cardiaco e i livelli di stress. “Il nostro obiettivo – ha spiegato Sara Waters, una delle ricercatrici che ha contribuito allo studio – era osservare come sopprimiamo le emozioni e in quale modo questo influenza l’interazione tra genitori e figli”.

  • FIGLI PIU’ LEGATI AI GENITORI CHE NON REPRIMONO LE EMOZIONI 
    Cosa hanno capito i ricercatori misurando questi parametri? Che un genitore dovrebbe evitare di censurare le sue emozioni negative davanti ai figli. I bambini più hanno a che fare con mamme e papà che si mostrano stressati o arrabbiati, senza nascondere nulla, più hanno uno stretto rapporto con loro. I piccoli, tra 7 e 11 anni, sono meno reattivi e con un atteggiamento meno positivo nei confronti dei genitori che autocensurano i propri sentimenti negativi. Dallo studio, infatti, emerge che, quando siamo alle prese con un’arrabbiatura soppressa, noi mamme e papà siamo meno attenti, affettuosi e capaci di guidare i nostri figli. Il che si riflette, come in un gioco di specchi, anche nell’atteggiamento dei bambini.• LE ‘ANTENNE’ DEI BAMBINI
    Il fatto è che bambini sono molto bravi a cogliere sottili indizi che rivelano le nostre emozioni. Inoltre, anche il genitore più bravo a fingere non riesce davvero a dissimulare fino in fondo il proprio stato d’animo. “Quando nell’aria c’è un motivo di contrasto e discussione che non viene esternato – ha spiegato Waters – i nostri figli percepiscono che è avvenuto qualcosa di negativo, ma il fatto che i genitori si comportino come se nulla fosse manda messaggi contrastanti e li confonde”.

    • I NEURONI SPECCHIO E L’EMPATIA
    I bambini, infatti, hanno una capacità spiccata di sentire quello che sente l’adulto. “I loro circuiti neuronali più attivi – spiega Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva
    e autore del libro “L’educazione emotiva. Come educare al meglio i nostri bambini grazie alle neuroscienze” (Fabbri Editore) – sono quelli chiamati ‘specchio’ ovvero i cosiddetti neuroni mirror, responsabili dei processi empatici”. Quindi, se si è tristi, lo si può raccontare ad un bambino, soprattutto se in relazione ad eventi come il lutto, che non può non generare emozioni molto intense. Il bambino comprenderà perciò il nesso causa-effetto tra gli eventi e gli stati emotivi degli adulti di riferimento. “L’importante è non trasformare la propria tristezza in disperazione inconsolabile, perché questo fa male al bambino che si sente vulnerabile di fronte ad un adulto che non ha la capacità di regolare i propri stati emotivi e si presenta, perciò, in balia di essi di fronte a lui”.

    • INSEGNARGLI A RISOLVERE I PROBLEMI 
    Ma allora che fare? “Piuttosto che sopprimere le emozioni di fronte ai figli – suggerisce Waters – la migliore cosa da fare è far vedere ai bambini un conflitto sano, dall’inizio alla fine. E’ bene che i bambini vedano l’intero percorso: questo li aiuta a imparare a regolare le proprie emozioni e a risolvere i problemi”. Insomma, se siamo arrabbiati con il nostro partner – o con altri – meglio farlo sapere ai bambini e spiegare le ragioni della nostra rabbia, piuttosto che fingere che non sia successo niente. “Le emozioni negative – spiega Pellai – non fanno male ai bambini in quanto tali, ma in quanto non gestite e non elaborate all’interno della relazione con gli adulti di riferimento”.

    • CONDIVIDERE LE EMOZIONI
    I bambini non hanno parole per spiegare che cosa sta succedendo dentro di loro. Spesso ‘agiscono’ gli stati emotivi anziché riuscire a raccontarli. “Quando in famiglia ci sono emozioni negative a causa di eventi quali lutti, separazioni, malattie – prosegue Pellai – gli adulti devono aiutare i bambini ad attraversare le loro emozioni negative e il primo passo è condividerle attraverso le parole”. Se l’adulto è triste, anche il bambino sarà triste. Se l’adulto è arrabbiato, anche il bambino sarà arrabbiato oppure spaventato dalla rabbia di mamma e papà. “Ciò he devono fare i genitori non è nascondere le loro emozioni, ma affrontarle con competenza, condividerle in un modo che è funzionale alla capacità del bambino di comprendere cosa sta succedendo e soprattutto di ‘sentire’ che anche quando la vita è faticosa, gli adulti sanno come tenere in mano il timone dell’esistenza, senza far affondare la barca”.

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