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Nel topo, impedendo il movimento delle gambe, è risultata ridotta anche la crescita di nuovi neuroni. E anche altre cellule del sistema nervoso crescono di meno. Il risultato svelato da uno studio italiano

di VIOLA RITA da REPUBBLICA DEL 27/05/18

CHE L’ATTIVITÀ fisica faccia bene sia al corpo che alla mente è un dato ormai dimostrato e noto. Ma oggi un gruppo di ricerca dell’Università Statale di Milano ha voluto studiare un altro possibile collegamento fra esercizio fisico e cervello: i ricercatori hanno cercato di capire se ed in che modo  può influenzare la neurogenesi, ovvero la nascita e la formazione di nuovi neuroni. La ricerca, condotta su animali, svela che quando non si muovono le gambe per un periodo di tempo protratto, anche il numero di cellule staminali neurali, da cui si formano i neuroni, risulta inferiore. I risultati, pubblicati su Frontiers in Neuroscience, aprono nuove prospettive di studio nell’ambito di malattie neurologiche in cui il paziente non può muovere le gambe.

• LO STUDIO
Alcune malattie neurologiche, come la sclerosi multipla o lesioni spinali, sono accompagnate dall’impossibilità di deambulare o di compiere qualsiasi movimento con gli arti inferiori. I ricercatori sono partiti chiedendosi se l’assenza del movimento, oltre ad essere una conseguenza della patologia, possa anche comportare effetti negativi sul cervello, tali da andare ad alimentare e peggiorare il danno neurologico.

“Per rispondere a questa domanda si deve capire se l’assenza di moto può comportare un danno al sistema nervoso”, chiarisce Daniele Bottai, biologo e ricercatore in neuroscienze all’Università Statale di Milano, che ha preso parte allo studio. “Per comprenderlo, abbiamo utilizzato un modello animale di topo in cui venivano impediti i movimenti antigravitari degli arti inferiori (ma non di quelli superiori), quali camminare, arrampicarsi, accovacciarsi e tutte le azioni in cui vi è attrito fra le gambe e il terreno. Lo stesso che avviene come in pazienti costretti a letto o in sedia a rotelle oppure negli astronauti che fluttuano a bordo dei veicoli spaziali”.

Gli animali sono stati tenuti e sotto osservazione per 28 giorni, durante i quali hanno continuato a mangiare e svolgere altre attività. Alla fine di questo periodo, i ricercatori hanno visualizzato, tramite una risonanza magnetica, un’area del cervello chiamata zona subventricolare, in cui avviene la neurogenesi nel cervello adulto.

• I RISULTATI
Nel gruppo in cui il moto era impedito è stata registrata una diminuzione del 70% del numero di cellule staminali neurali rispetto al gruppo di controllo. Ma anche gli oligodendrociti, che costituiscono il supporto dei neuroni e forniscono una protezione esterna – una sorta di guaina – dei tessuti nervosi, non crescevano in maniera completa quando il movimento contro la forza di gravità era impedito. Questo probabilmente avviene, spiegano i ricercatori, perché l’uso delle gambe è collegato all’invio al cervello di segnali che sono essenziali per la produzione di tutti questi componenti. Tuttavia, il tema della neurogenesi umana in età adulta è ancora molto dibattuto ed un recente studio ha mostrato che i neuroni smettono di nascere durante l’adolescenza, mentre secondo un’altra ricerca, sempre del 2018, la crescita avviene anche dopo. Ma i risultati di oggi non si fermano al problema della neurogenesi. Analizzando le singole cellule, infatti, i ricercatori si sono accorti che tagliare l’attività fisica può avere un impatto addirittura a livello dei geni: l’espressione del gene CDK5Rap1 – ovvero il processo con cui il gene viene convertito in una proteina e assolve alla sua funzione – è risultata differente nel campione di animali il cui movimento era ridotto.

“Questi dati, ancora da approfondire, mettono in luce aspetti importanti che possono essere studiati anche per capire meglio i meccanismi alla base di complesse malattie neurologiche responsabili di disabilità – sottolinea Bottai – come la malattia del motoneurone, la sclerosi multipla, l’atrofia muscolare spinale, nonché lesioni e altre patologie che costringono ad una sedentarietà forzata”.

Così, oltre a ricordare l’importanza dell’attività fisica per mantenersi in salute, oggi i ricercatori hanno dimostrato che il legame fra cervello e muscoli si manifesta in entrambe le direzioni di marcia: “La salute neurologica non è una strada a senso unico – aggiunge Raffaella Adami, primo autore del paper – in cui il cervello dice ai muscoli, alzatevi e camminate”. Ma anche i muscoli danno un riscontro al cervello e quando non lo fanno la salute del sistema nervoso potrebbe risentirne.

TRatto da Repubblica del 27/05/18 a cura di RITA VIOLA
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